utopia d'amore 2

nuovi orizzonti nello scorrere dei giorni

Contatore

visitato *loading* volte





suoni



Breathing Light
(Nitin Sawhney)

LE MIE FOTO

www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from utopic. Make your own badge here.

giovedì, 15 maggio 2008

battigia

Correre

Il ritmo cadenzato delle scarpe che rimbalzano sul terreno fa eco al respiro regolare che lascio uscire, inspirando silenziosamente ed espirando con un piccolo sbuffo.
Mi hanno visto entrare a casa di corsa ieri, senza parlare ho tolto i vestiti, indossato indumenti da sport ed ho rimboccato la porta dicendo, quasi lanciando le parole, a chi fosse pronto a raccogliere il mio messaggio, che andavo a correre.

Perchè.

Perchè proprio ieri, in un giorno qualsiasi, dopo mesi che non accadeva.
Me lo sono chiesto mentre con la macchina mi dirigevo verso il mare.
Me lo sono continuato a chiedere anche mentre il mare accompagnava il mio sudare con un ritmico sciabordìo di onde.
Qualcosa fa click dentro, ogni tanto, e le decisioni diventano allora più semplici, come se si spezzasse l'ultimo lembo di resistenza che tenti ancora di opporre a qualcosa che in fondo ti piace, e che vorresti fare, ma che chissà perchè invece ti neghi.
Stupidamente.
E allora, nell'atmosfera leggermente velata di una sera qualsiasi, anche correre può essere una decisione da prendere, se dentro qualcosa fa click e ti spinge ad andare.

Ed il mare di ieri mi ha battuto le mani.

Foto by Utopic


postato da: utopic alle ore 13:40 | link | commenti (2)
categorie: mare, riflessioni, istanti, tramonto
lunedì, 12 maggio 2008

hole

Grafite

La matita traccia segni sui fogli della vita, scrive e inventa parole, disegna sogni, ambizioni, desideri.
Poi la penna, dall'inchiostro indelebile, ricalca linee, soltanto alcune, e a volte deroga dal già tracciato e sconfina nell'indesiderato, a segnare eventi che non avremmo mai voluto vivere. Ed andando avanti ciò che resta sono i fogli in cui scriviamo, giorno per giorno, la nostra vita. E di quelle tracce lasciate dalla grafite e mai sottolineate dalla realtà della penna non rimane lentamente più nulla, cancellate dall'usura del tempo e dalla fragilità del loro essere. Soltanto segni scuri e netti, i nostri ricordi del già vissuto, con tutte le emozioni che ingialliscono con il tempo e i nostri sbagli sottolineati da pesanti cancellature che lasciano a galla l'ultima parola scritta, e non riescono a nascondere i segni netti di quanto è stato difficile correggerli.
E a volta parole scritte in altri colori si sovrappongono al nero dell'esistere e sono i soli segni di ciò che avrebbe potuto essere e che non è stato.

Voglio una matita, oggi, rivoglio ancora una matita fra le mani.

Voglio disegnare ancora ciò che resta del mio tempo e del mio futuro con la fantasia dell'incerto, scrivendo frasi e cancellandole finchè si è in tempo, fino a che l'inchiostro non le fissi, per poi riscriverle ancora, con migliore ingegno e più desiderio. E disegnare ancora il sole nel mio orizzonte con sfumature sottili ed accennate, fino a vederlo tramontare, per poi scrivere preghiere e vederlo ancora sorgere. Ed accennare soltanto dei tratti sottili o premere di rabbia la punta contro il foglio, voglio vederla scivolare su e giù, come il ritmo del mio cuore a riempire di sfumature il vuoto dell'assenza.
Voglio che quel foglio bianco che ho davanti si riempia di nuovo di tratti curvi e linee dritte, di parole e desideri, rivoglio ancora quel legno sottile dall'anima scura, spezzatosi un giorno per il troppo sentire.

Guardo le mie mani vuote e cerco di capire.

Foto by Utopic

  



postato da: utopic alle ore 10:44 | link | commenti (3)
categorie: pensieri, riflessioni, sogni, gelosia, insonnia
giovedì, 08 maggio 2008

I have a dream


Sogno, mi capita spesso di farlo, e in genere sono il tipo che i sogni se li ricorda bene.
Questo che sto per raccontare non ha peculiarità particolari se non per l'immagine che mi è restata dentro al risveglio.
Ero al paese di mio padre, di sera tardi, nella piazza della chiesa, da dove si dipana una via delineata da case e da un muretto bianco in ambedue le parti, che normalmente porta in zone rurali del paese. Nel sogno invece era una scorciatoia che portava al mio lavoro, ovviamente a Roma. La via era percorsa da un sacco di gente a piedi, io li guardavo, si trattava di lavoratori extracomunitari, probabilmente dell'est a guardare i loro visi, che camminavano veloci in un senso e nell'altro. Mi dirigevo in quella via, non so nemmeno per quale motivo, era praticamente buio e la strada era abbastanza accidentata, come se si dovesse camminare su dei grossi pietroni, o su degli scogli. Ad un tratto la strada si faceva rapidamente in salita e la vedevo interrompersi contro il cielo scuro, come se ci fosse un enorme dosso da superare, ma la strada fosse interrotta e delimitata da grossi sassi. Mi avvicinavo lentamente ed arrivato al bordo estremo della strada scoprivo con meraviglia che al di là del dosso si apriva una valle incredibilmente profonda, contornata da montagne altissime, che riuscivo a vedere con una nitidezza assoluta. Il senso di vertigine e di infinito che mi dava quella visione non riesco francamente a descriverlo a parole, è un immagine che mi ha tramortito, e che non riesco a togliermi dalla testa. Era come vedere il mondo dalla cima dell'Everest, ma con una chiarezza che non ho mai provato. Mi allontanavo velocemente perchè mi tremavano le gambe e ripercorrevo la strada al contrario, quasi saltando sul percorso accidentato. Perchè dovevo andare a dirlo ad una persona, una donna. Mi sto scervellando per capire qual'era il messaggio da recapitare a lei, e perchè lei.
E quell'immagine che non riesco a dimenticare. Spaventosamente attraente, assolutamente mozzafiato, un senso di vertigine indimenticabile.
Non so.

Foto gentilmente prestatami da Micheylal2


postato da: utopic alle ore 12:15 | link | commenti (5)
categorie: sogni, abruzzo, notte
mercoledì, 07 maggio 2008

basta, me ne vado...

Azzurro

Verrebbe voglia di sedersi sotto un pino secolare, magari a Villa Borghese, come si faceva da ragazzi, dopo aver fatto "sega" a scuola, e riflettere, circondati dal profumo di questa dilagante primavera che colora di azzurro carico il cielo e che alimenta di profumi intensi ed inebrianti l'aria già abbastanza calda da far desiderare solo mare ed estate.
E se dovessi proprio riflettere sui miei stati interiori e su quello che mi passa dentro dovrei parlare con sufficiente calma di razionalità estrema, di calma e tranquillità come non mi succedeva da tempo. Ed in fondo so bene che non si può vivere sempre in guerra con se stessi, con le proprie smanie e gli irrisolti aneliti di libertà dai lacci che ti frenano. Voglio una vita tranquilla suggerisce il geniale e timidissimo Tricarico, lasciando sottintendere che la tranquillità è in fondo l'assenza di dolore, di problemi, e di tutte le angoscie che provoca il non poter essere se stessi. Io so bene invece di essere nato per cercare a tutti i costi la destabilizzazione, l'essere troppo tranquillo mi genera smania, voglia di andare, di scappare da tutto ciò che prima o poi diventa routine. Forse un inconscio tentativo di far scarrucolare la vita ed evitare l'inevitabile caducità di ognuno di noi. Paura della fine, di invecchiare, di finire nell'oblio. Non so. Ma so però che questi periodi servono anche a riprendere fiato e ricominciare la ricerca di nuove luci che sappiano stimolarmi ed attrarmi, come le sirene nel mare. D'altro canto la vita si evolve senza sosta e solo ora riesco a guardare dietro, agli ultimi anni, come si fa dalla cima di una montagna, esaminando la strada lasciata alle proprie spalle con la giusta tranquillità. Sono stati anni particolari ed intensi questi ultimi, anni di cui ricorderò alcune cose con particolare nostalgia, con l'avvento di internet che ha aperto mondi davvero inimmaginabili  soltanto 15 anni fa. Nostalgia, già, oggi è davvero il sentimento che mi prende dentro, a pensare ai primi post fatti e al motivo che mi aveva fatto bussare a queste porte.
Fuori c'è un cielo azzurro e sereno.
Ed in fondo anche io lo sono.

Foto by Utopic

 


postato da: utopic alle ore 15:31 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni, amici, consapevolezza, bloggers
mercoledì, 30 aprile 2008

macrododendro

 Mi Rododendro

Quando Yoshi era piccola le facevo sempre un giochino. Stendevo le mani con il pugno chiuso, e dicevo questa è la sinistra, mostrando il braccio sinistro e questa è la destra, alzando l'altra. Poi le mulinavo per una decina di secondi, mischiandole come se fosse possibile cambiarle di posto, ed infine esclamavo fiero, ristendendo le braccia, qual'è la sinistra e qual'è la destra? Lei rideva di gusto, facendomi capire che non era "polla" fino a questo punto.
Ecco.
Ora non c'è veramente più nulla da ridere.
Qual'è la destra e qual'è la sinistra, diceva uno scomparso ma sempre grande cantautore.

Io non ho preclusioni su chi sia sulla mia testa a governarmi.
Ho sorretto, è proprio il caso di dirlo, la sinistra in queste elezioni. Il paese ha dato un opinione divergente dalla mia, che poi in fondo non credo in assoluto agli ideali irrealizzabili, tipo la pace nel mondo, ma che comunque mi auspico lo stesso, bensì alle persone.
Che poi fanno reali gli ideali.
Ecco perchè dalla domenica in cui gli italiani hanno riportato alcuni volti tristemente noti alla ribalta mi rododentro.
Come quel fiore che vedete nella foto.
Il problema come detto non sta tanto negli schieramenti, quanto nei volti, nelle frasi e negli atteggiamenti che ti tornano addosso come macigni.
L'Italia è un paese allo sbando culturale, economico e parlare di ideali nei cuori dei ragazzi che faranno la successiva generazione di governo è cosa ridicola. Quello che regna oggi è la sottocultura dei reality, dei programmi strillati dove il messaggio forte è solo "fottiti del prossimo e se puoi stroncalo", della TV insediata come terzo genitore (o forse primo in quanto babysitter virtuale fin dai primi giorni).
E l'apologia del fascismo, in quanto ideale per veri combattenti, sembra essere più intrigante per loro, che non ne conoscono assolutamente nè la storia, nè tantomeno le ripercussioni storiche, di qualunque barbosissimo approfondimento culturale sui temi della libertà, della storia, della pace, dell'antirazzismo.
Vedere le braccia tese nel saluto romano ad inneggiare il nuovo sindaco della capitale, o sentire parlare di celloduro o di fucili caldi, vedere salire al potere personaggi come le mogli dei più lecchino dei giornalisti, o i medici personali del futuro premier, o di uomini "speciali" come il generale omonimo usi a sfruttare i mezzi dello stato per andarsene sulla neve, o di peggio persone che inneggiano, non rinnegando la loro dedizione, al ventennio, bè a me fa male.
Fa male pensare che questi soggetti decideranno del mio futuro.
E come ho detto non è questione se al potere ci sarà l'uomo dai capelli disegnati in testa e dal figlio miglior partito italiano (alle elezioni? no, da sposare) o un qualsiasi altro esponente dell'altro schieramento.
Io credo che la coscienza civile debba andare oltre la faziosità degli schieramenti. C'è un paese da rimettere in piedi, c'è una coscienza da cittadino da ritrovare per ognuno di noi, che ce ne freghiamo di tutto quello che non ci riguarda direttamente e che ci incazziamo non appena qualcosa ci sfiora di striscio.
C'è da ritrovare soprattutto una dignità davanti allo specchio dei nostri figli, che stanno crescendo in base ai nostri valori.
Poi, chiunque ci riuscirà, avrà la mia stima ed il mio appoggio.
Però oggi è così, se c'è chi se ne frega e se ne lava le mani come Ponzio Pilato, a me no.
A me, m'Erode.

Foto by Utopic


postato da: utopic alle ore 13:30 | link | commenti (4)
categorie: fiori, politica, riflessioni, vita, roma
giovedì, 17 aprile 2008

5469

James and the yellow field 

L'ho fatto.
Sfidando il mal di testa, il cattivo tempo, la stanchezza, il prezzo esorbitante, ma non c'è niente da fare,  la musica mi prende sempre, anche se sono in stato di coma profondo.
E così quando l'altra sera James, dopo un attesa fatta di preoccupazione febbrile per il collega con i biglietti che non arrivava, di panini all'immaginario di prosciutto ingurgitati in fretta e divertenti discussioni sull'importanza della fioritura della colza nella fotografia, dicevo e quando James ha visualizzato nella mia mente i ricordi profondi delle atmosfere che le sue canzoni hanno accompagnato da sempre, ho cominciato finalmente e lentamente a rilassarmi, il collo ha allentato la sua morsa feroce ed il suo martellare inindulgente, le gambe hanno smesso di contrarsi spasmodicamente, e l'anima si è lasciata andare alla deriva, mentre la Nikka, impenitente stakanovista, cominciava a lavorare alacremente, prima da lontano, quasi spiando, poi, verso la fine del concerto grazie ad alcuni bis, praticamente a due metri dallo spilungone dalla voce limpida come i ruscelli di montagna.
E cosi sono partiti irrefrenabili dalla schiena alla punta delle dita i brividi profondi che sanno di atavico, le risate contagiose alla sua tipica ironia, gli applausi sinceri e gli occhi lucidi.
Il tempo passa, e lo si vedeva dalle foto che scorrevano dietro a lui, che chitarra in spalla, ipnotizzava letteralmente la platea; il tempo passa si, ma le emozioni rimangono appiccicate come la prima volta a quelle note, e sentire la sua voce e le sue dita che immortali ripropongo gli accordi di Sweet baby James o di You've got a friend, come fosse un piccolo miracolo che può verificarsi solo grazie a lui, mi ha davvero incantato.
E sono rimasto li qualche secondo a ripensare agli anni andati, ai visi e agli occhi che  si sono avvicendati davanti a me ogni volta che sentivo questi pezzi, e che, malvagiamente e con l'impudenza degli incoscienti mi capitava di suonare proprio per quegli occhi che avevo davanti e allora tutto si mescolava con il presente, con la mia irrefrenabile voglia di vivere, di conoscere, di sentire.
C'è una magia nella musica, un'insita capacità che somiglia molto ad un quaderno dove si scrive tutto quello che un giorno vorremmo riprovare.
E bastano poche note e tutto si riaccende di colori.
Del rosso della passione o del celeste dei cieli sconfinati. 

Ed anche del giallo infinito di un campo di colza.
Che nella fotografia è risultato poi essere fondamentale.

Provare per credere cliccando qui 

Foto di James e dello yellow field  by Utopic

 

 


postato da: utopic alle ore 16:20 | link | commenti (7)
categorie: musica, riflessioni, ricordi, primavera, fotografia
lunedì, 14 aprile 2008

ritratto

Canzoni

E finisco sempre nello stesso vicolo, a sognare di giorni andati e a visualizzare immagini scolpite nella testa.
E finisco sempre per seguire i colori dei gialli campi di colza, delle verdi distese d'erba infinita, di un sole che muore come ogni giorno, finisco sempre per afferrare suoni che riempiono orecchie e cuore di sensazioni rotonde e gentili.
Finisco sempre lì.
Ai margini dell'anima che non si vuole arrendere alla normalità.
Mi perdo nel dolore e poi mi esalto nei crescendo interiori, con i quali vivo ogni aspetto di me stesso, come un uomo continuamente nuovo che però ripete se stesso, nella paura della non coerenza.

Finisco sempre per sognare degli occhi.
Che mi parlano di vita, che mi regalano emozione, che mi scrutano e che si fanno scrutare. Che aprono voragini di anime, e che si chiudono nel sonno.

Fuori un sole da innamorarsi e dentro una canzone che mi si è conficcata dentro, come solo succede alle cose più importanti.

And so we wait, night after night
to share that fate, through the eyes of Lara Moon.

Foto by Utopic, Modella Nikon- Photoshow 2008, song by Arena (The Eyes of Lara Moon)


postato da: utopic alle ore 15:23 | link | commenti (6)
categorie: pensieri, musica, riflessioni, fotografia
lunedì, 07 aprile 2008

maschere

Modelle

Non c'è niente da fare.
Mi sto accorgendo che con il passare degli anni divento sempre più refrattario agli obblighi, alle costrizioni, ai doveri e sempre più attirato dalle cose che mi piacciono, quasi stessi considerando che ogni giorno che scorre davanti ai miei occhi c'è sempre meno tempo da perdere. E per perdere mi sono perso davvero ieri, catapultato improvvisamente in un mondo di fiaba, per me che alla musica unisco l'altra grande passione, la fotografia.
A Roma c'era il Photoshow, una specie di terra promessa, dove si incarnano i sogni dei poveracci come me  che certe cose sono costrette a guardarle da lontano.
Una pletora di stand, ognuno dei quali avrebbe potuto trattenermi per giorni interi, attirato come ero a farmi spiegare, a scoprire, a cercare quanto di meglio offre la tecnologia oggi. E poi, fra carte lucide, obiettivi da sogno, e corpi macchina da urlo, anche altri corpi da urlo, quelli delle modelle che si prestavano a far scatenare la libido di tutta una serie di improvvisati pistoleri che si aggiravano, mano alla fondina, in cerca di obiettivi da colpire.
Il 90 per cento dei pistoleri era di sesso maschile, non a caso in tipica configurazione da battaglia, macchina fotografica al collo e obiettivo da combattimento, armato e senza sicura. Ed immancabile scattava la rapida  e furtiva occhiata al set del nemico, all'incrociarsi, o durante le piccole resse che si generavano all'uscita delle modelle sui varii set, stessa rapida occhiata tipicamente maschile che si può apprezzare nelle docce degli spogliatoi delle palestre. Con altrettanto relativa reazione di tronfia gloria o di scorno visibile all'idea che ... lo zoom del vicino fosse più lungo.

Sarà forse per questo che tutti si affannavano nello stand della Nikon a provare il 500 mm?

Insomma, mi sono divertito da pazzi.
E i risultati si vedono....

Foto by Utopic, modella Nikon


postato da: utopic alle ore 20:28 | link | commenti (9)
categorie: fotografia, photoshow
mercoledì, 02 aprile 2008

wild flower

Garden

Un orso in questi giorni è più socievole di me.
Me ne sto rintanato in me stesso, perchè ho l'impressione di dire, fare ed agire nel peggior modo possibile. Per me stesso e per gli altri, che non ho nessuna voglia di far star male. Una tanto rapida quanto intensa influenza mi ha fermato nei giorni scorsi, lasciandomi prostrato fisicamente, ma soprattutto completamente vuoto nell'anima.
Forse anche a merito del digiuno forzato di un paio di giorni attraverso il quale mi sono disintossicato di un bel pò di scorie che mi affossavano, improvvisamente anche il cervello ha fatto pulizia di idee, sensazioni e tensioni che mi affastellavano la testa. Dietro questa pulizia la realtà si è fatta lucida ed improvvisamente chiara come la luce del mattino. Mentre annaffiavo il giardino domenica pomeriggio mi guardavo intorno e la trascuratezza di ciò che una volta poteva chiamarsi un bel luogo mi appariva in tutta la sua inettitudine. La mia casa è lasciata andare a se stessa, così come il rapporto con la persona con cui la divido. C'è il segno della consunzione, della stanchezza, del logorio di qualcosa che non funziona più. E non c'è rabbia in quello che dico, purtroppo, ma solo fastidio e tristezza. Ho lasciato che le cose arrivassero a questo punto ed ora ne traggo le demoralizzanti conseguenze. Ricordo il periodo in cui i ragazzi erano ancora piccoli, e di quanto questo piccolo giardino fosse il testimone delle gioia che mi dava curarlo nei piccoli particolari, imparando da zero a distinguere un fiore dall'altro. Qualcosa ha bloccato questa energia e colpe o non colpe adesso è così.
Sono abituato a questi scoramenti, sintomo di un momento no, ma stavolta c'è anche una consapevolezza in più. Che un vaso rotto si aggiusta con un pò di colla, ma i segni della rottura rimangono e lasciano una fragilità di fondo che alle volte non basta a tenere i pezzi insieme. Ne sono conscio. Vado avanti, ma con sempre minore convinzione.

Foto by Utopic


postato da: utopic alle ore 13:46 | link | commenti (6)
categorie: fiori, riflessioni
mercoledì, 26 marzo 2008

ponte vecchio 2

Firenze

Due anni fa, il sabato di Pasqua ero entrato in un negozio nella città più verde della Toscana (per il nome, non per la vegetazione) e seguendo un impulso inconscio avevo adottato una nera di tutto rispetto. Da quel momento la Nikka avrebbe sempre viaggiato con me, praticamente in ogni posto, e a rischio qualche volta di farmi inseguire da qualche contadino sospettoso, o da qualche addetto al servizio d'ordine nei numerosi concerti che seguo, avrebbe sempre portato a casa immagini vive, piccoli tesori della mia creatività.

E Domenica c'e pioggia in ogni parte d'Italia. Firenze si stiracchia pigra e bagnata fra i pochi turisti che hanno il coraggio di passeggiare alla ricerca della sindrome di Stendhal.
E c'e Ponte Vecchio che mi tenta da morire da molto tempo. Anche a costo di fradiciarmi in modo indegno per appoggiarmi alle balaustre dei ponti prospicenti e scattare la notturna d'ordinanza.
6 secondi.
Il tempo necessario per immortalare l'anomala costruzione di case accatastate su quella striscia magica che attraversa l'Arno in un miracolo di ingegneria, preda prelibata per gli amanti dell'oro che qui si tratta come il pane dal fornaio.
Ma qualcosa di ancora più emotivo mi aspetta sotto i portici di piazza della Signoria.
Mentre mi avvicino nell'aria echeggia un aria conosciuta, una voce splendida, una chitarra riverberata quel tanto da rimanere sospesa in aria come una bolla di sapone.

portici

Un ragazzo inglese, fodero lasciato aperto al buon cuore dei turisti sta appena aprendo il mio passato con una chiave universale. Gli Eagles, i migliori Beatles, Simon & Garfunkel, tutta la west coast, gli anni della spensieratezza, degli amori incontenibili, della musica vissuta senza sosta con la cuffia a palla e  mai una tregua, mai un momento senza, mai un cedimento verso gli ideali della futura maturità.
E rimango lì, ad ascoltare, con la smania di imbracciare anche io una chitarra ed accompagnarlo, e con la voce che fatica a rimanere nel torace, soprattutto quando gli manca evidentemente una controvoce. Un ora di sensazioni violente. E tutto intorno visi emozionati, chi seduto su un gradino, chi in piedi estasiato. Chi alla ricerca del nome del brano, e la mia soddisfazione a dispensare informazioni, come chi ha vissuto quelle storie sulla propria pelle. Ed una ragazza appoggiata ad una colonna che addirittura scappa via, alle prime note della magica Homeward bound, asciugandosi un ricordo che fa male, e che le scappa via sulle gote. E la stretta di mano sincera che alla fine, oltre alle  monete meritatissime, non posso fare a meno di dare al ragazzo. Canzoni bellissime dico, repertorio universale dice lui in un italiano stentato, mentre sorride soddisfatto.
Ed anche il David sembra sorridere, fra fiori e le luci che si riflettono nella piazza bagnata.
Già, perchè sta ricominciando a piovere.
E chissenefrega.

 

Foto by Utopic

 


postato da: utopic alle ore 12:53 | link | commenti (6)
categorie: musica, firenze, istanti, notte
martedì, 18 marzo 2008

Pasqua

Potete rompere già le uova e vedere la sorpresa, quest'anno la Pasqua è in anticipo.
E ha la faccia del Def.
Sveglia presto questa mattina. Obiettivo adempiere al dovere di padre, che ancora, per varie cause non aveva provveduto al regalo per i 18 anni al povero Def che lo inseguiva oramai da tempo immemore. Una nuovissima chitarra elettrica che avrebbe preso il posto del muletto da pochi euro con il quale il futuro dio del metallo si è fatto le ossa in questi ultimi mesi.
E l'entrata nel negozio presagiva già di tracollo finanziario per le mie povere tasche, ma ero deciso a non deluderlo. Per il semplice motivo che lui non aveva deluso me aspettando con malcelato ma diligente contenimento che ci fossero le condizioni per arrivare a ciò che desiderava. 
L'urlo strozzato gli fuoriusciva dalla gola come farebbe un rospo che si libera dalle fauci di un pitone. Eccola, mi dice.
Appesa al sostegno a due metri da terra, la Mitica penzolava con l'occhio languido che diceva sono qui, che aspetti, adottami. E faceva indubbiamente la sua porca figura, cassa grigio-aggressiva, manico leggero e veloce, prezzo da tripla capriola.
Ma per il Def questo ed altro.
Due minuti dopo è nelle sue mani, sudate per l'emozione, ma disposte a qualsiasi peripezia per farla gemere. Il commesso lo tenta immediatamente con un alternativa. "Fatte aaa Fender, ce ne ho una usata che è 'no spettacolo". Mai tentare un creativo con un alternativa perchè il volo pindarico è sempre in agguato.
Ed infatti due altri minuti dopo davanti a lui lo spettro della dicotomia.
Perchè provata la Fender la cosa si è fatta dura.
La Mitica è bella, veloce, aggressiva, giovane, e soprattutto sognata.
Però costa.
L'altra, la Fender, una rossa d'annata, è matura, esperta, tentatrice, adatta per ogni circostanza, e più economica perchè usata.
Le prova.
Le riprova.
Suono puro, distorsione, pupochepiagne (cry baby, ovvero effetto wahwah), assoli velocissimi che catturano lo sguardo del commesso che lo guarda e poi guarda me facendo quel gesto a bocca chiusa che vuol dire più o meno "'tacci quanto spigne er ragazzotto".
Il Def è in crisi.
Alla fine decide, dopo una sudata e sofferta riunione di tutte le sinapsi a disposizione.
Prendo la Fender, casomai ci cambio i pickup, perchè almeno mi faccio le ossa su qualcosa che è più universale, e poi per questo, questo, quest'altro motivo.
Sta parlando troppo e mette troppe ragioni.
Parla con il cervello, ma non con il cuore.
Non mi convince.
E non convince nemmeno lui.
La differenza di prezzo è notevole, e le mie tasche farebbero pfiuuuuu alla decisione.
Ma il cuore non esulta.
Mi viene in mente il prete che sull'altare dice "chi ha qualcosa da dire lo dica subito o mai più".
Ed io mi sento come quei testimoni che sanno.
Io lo so che il problema è il prezzo.
Che lui sta "rinunciando" per non pesare troppo sulle mie finanze alla sua futura compagna.
Che nel frattempo è stata riappesa a quel gancio ed ora somiglia ad un quarto di bue appena macellato.
Panico.
Gli prende il panico.
Come ad uno sposo sull'altare che sta per sposare una rossa esperta e matura, bella quanto vuoi, ma che lui non ama.
"Aspettaaspetta, oddio ci sto ripensando"
La guarda ancora.
Mi giro verso il commesso.
Prendiamo quella, la bomba sexy.
"Non te stai a regolà..." mi dice quasi supplicandomi di lasciar stare.
La Mitica, come un condannato a morte appena graziato viene staccata di nuovo dal gancio riposta nella sindone di plastica nera scura, non prima di aver sbattuto le ciglia all'indirizzo del suo promesso sposo.
Fuori è grigio come la cassa della sua nuova compagna.
Ma si sentono le campane sciogliersi.
E' già perché è Pasqua, anche se è solo martedi.
Che ci frega se non siamo precisi, se la facciamo arrivare qualche giorno prima, e se questa mossa mi costringerà a rinunciare a qualche cosa di più.
C'è un cuore che canta.
E questo non ha prezzo.
Per tutto il resto c'è mastercard.

Foto by Utopic


postato da: utopic alle ore 14:50 | link | commenti (12)
categorie: musica, figli, regalo
giovedì, 13 marzo 2008

mimosa

Risveglio

Stamattina mi guardavo trionfante le mani sporche di grasso e leggermente graffiate per averle ficcate dove non ci si può non fare male. Il vano motore della mia automobile. Una banale lampada alogena di un faro, assolutamente complicata da cambiare, se non si è mai fatto prima, provare per credere. Mi sono intestardito a fare da solo, e ad evitare di spendere qualche euro per avere la soddisfazione di aver risolto il problema senza aiuti esterni. Sono stato un bel pasticcione nella vita, che metteva le mani dentro qualsivoglia attrezzo, apparecchiatura, ammennicolo che mi arrivava fra le mani, spesso distruggendo irreparabilmente l'arnese. Però grazie a questo ho sviluppato la capacità di affrontare qualsiasi problema e più o meno di arrivare a capo della soluzione. Insomma la manualità non mi manca.
E riflettevo come questo contatto con le cose pratiche mi stia invece mancando da un pò di tempo a questa parte.
Ho bisogno di ritrovare il gusto di pasticciare, aprire, sezionare e aggiustare delle cose fisiche. Ho bisogno di toccare con mano.
E questo, sto notando, vale anche per i rapporti umani.
Mi accorgo di come il sintonizzarsi con l'anima delle persone debba andare di passo passo con la fisicità, l'odore, i gesti, gli occhi, le movenze.
Ho bisogno di interagire, più che di immaginare.

Sarà la primavera?

Foto by Utopic


postato da: utopic alle ore 18:19 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni
mercoledì, 05 marzo 2008

Diciottanni

Qualcuno un giorno disse che tutta la difficoltà del mestiere di genitore è nel capire quando è il momento giusto per mollare la corda che tiene legato e sospeso nel cielo il proprio figlio.
Ed io lo so che tanto non mollerò mai davvero quella corda dentro, anche se dovesse diventare lunga chilometri. Perchè in fondo l'ho già lasciata andare, ogni giorno di quel tanto che tu non ti accorgessi mai di averla addosso. 
Ma se un giorno deve essere, quel giorno allora è oggi, in cui sei diventato grande, davvero grande, anche per la legge.

Per cui ora vola, vola alto, più in alto che puoi.

Rincorri ed afferra tutto ciò che desideri, perchè già so che i tuoi sono desideri sani.
Vivi in modo forte, senza rimpianti, ed ama in modo dolce ed intenso.
Asseconda sempre l'istinto, però segui la ragione quando l'istinto diventa impulso, consiglia quando puoi e comanda solo il necessario, e per nessuna ragione lascia che siano gli altri a comandare su di te, se non per ragioni che ritieni giuste.
Rispetta te stesso, ancora prima degli altri, ed in questo modo avrai sempre la dignità dalla tua, ad aiutarti a conservare per sempre l'innato senso di giustizia che ti porti dentro.
Fai tesoro dei tuoi sbagli ma non ne provare mai vergogna.
E guarda sempre negli occhi chi hai davanti, perchè è lì che ci leggerai tutto quello che le parole non dicono.

E non smettere mai di sorridere, perchè il sorriso è la cosa più bella che hai.

Ti voglio bene.

Dedicato al Def, quello con i capelli dritti :-)


postato da: utopic alle ore 15:00 | link | commenti (12)
categorie: figli, dedica, regalo
martedì, 04 marzo 2008

arco

Oscillazioni

Io lo so, non sarò mai veramente felice.
E' la colpa è di questo strano macchinario che mi ritrovo al posto del cervello.
Mi piace tornare al paragone del parlamento di cui nel post scorso.
E' vero, nella mia testa non ci sono i termini per governare.
O meglio, ho passato momenti nella vita in cui la direzione sembrava stabilita e non avevo ripensamenti e motivo di guardarmi indietro. Ma la maggior parte del tempo in cui delle forti correnti non mi hanno sospinto decisamente verso una mèta, quasi fosse una necessità impellente,  l'opposizione ha sempre contrastato il governo promettendo più di quello che doveva essere l'obiettivo stabilito da raggiungere e destabilizzando la mia decisionalità.
E così, come in una altalena, mi sono ritrovato ad oscillare senza sosta fra il bene ed il male, fra la luce e l'ombra, fra il giorno e la notte.
Ho ragione di credere che la mia natura non cambierà mai.
E se non fosse stato per quel briciolo di autocontrollo che ho imposto al mio vivere, ora non so dove sarei finito.
Sono stanco di oscillare in modo convulso, alle volte vorrei scomparire e basta, quando vedo i miei errori visualizzarsi nello schermo della vita, come giganteschi ostacoli al quieto vivere. Vorrei poter sparire alle volte, azzerare i miei contenuti, e con loro i miei errori per poi ricominciare da capo, illibato protagonista di un nuovo corso.
Ma so che tutto quanto è insito in me, nelle mie mani, e niente e nessuno potrà azzerare nulla. Proseguo così, con questo piccolo dolore della consapevolezza dei miei sbagli.
Di quanti ne ho fatti, e di quanti ne farò ancora.
Mentre fuori profumi di primavera stanno lanciando ancora messaggi da inseguire.
Ed io ricomincio ad oscillare.

Foto by Utopic


postato da: utopic alle ore 17:24 | link | commenti (4)
categorie: riflessioni, primavera
mercoledì, 27 febbraio 2008

crucifixion

Democrazia

Ho freddo addosso, ed un umore degno del tempo schifoso che vedo fuori, attraverso i vetri spessi della finestra del lavoro. Poca voglia di scrivere, poca voglia di far di conto su di me, su ciò che voglio e ciò che posso.
Rifletto in modo ora coordinato, ora casuale, soltanto affidandomi al girovagare dei pensieri che approdano ad idee rivoluzionarie e le smontano due minuti dopo, in una saga impazzita, senza soluzione di continuità.
E potrei paragonare il mio cervello, come quello di chiunque altro, ad un parlamento, il mio discretamente agitato, dove ognuno vuole dire la sua, e destra e sinistra si sostituiscono vicendevolmente alla guida del timone della mia vita, dando ora un senso di emotività, ora di razionalità a ciò che faccio, come risultante di un processo di democratica elucubrazione.
Negli ultimi anni ho lasciato molto fare la mia emotività, lasciandola libera di scorrazzare, fare danni ed ottenere piacere ed emozioni, inseguendo un equilibrio che è impossibile da raggiungere durante una fase del genere.
Se per continuare il paragone politico collocassimo logicamente l'emotività a sinistra e la razionalità a destra, potrei dire che l'emisfero sinistroide del mio cervello ha avuto il sopravvento su quello destroide in modo schiacciante. E se questo mi ha lasciato spesso libero di provare sensazioni appaganti ed indimenticabili, certo è che ne ha comunque sofferto la mia capacità di essere determinato, di seguire tattiche, di programmare gli eventi della mia vita, di essere in assoluto coerente.
Mi chiedo spesso se sarei capace di vivere in altro modo.
Non mi dò mai una risposta, ma forse la risposta è proprio no.
La propria vita alla fine è la risultante delle tendenze interiori, che si possono soffocare fino ad un certo punto, ma alla lunga prevalgono in modo netto e chiaro.
Già, e io sono così.
Tendenzialmente portato a vedere le cose con una sensibilità particolare a cogliere le sfumature, attraverso le quali arrivare ai colori di base e alle grandi idee.
Certo è che credo però che anche per me si stia avvicinando la necessità di una consultazione elettorale, attraverso un introspezione profonda. 
Per capire alla fine chi sarà in grado di riportare ordine in questa confusione che regna in me.
Bè, la campagna elettorale è aperta....

Foto by Utopic


postato da: utopic alle ore 14:59 | link | commenti (7)
categorie: riflessioni
martedì, 19 febbraio 2008

Vintage

Questa mattina entrando in posta ho notato un apparecchio alquanto "strano". Almeno non per me, ma sicuramente per molti ragazzi di oggi. Ebbene si, vendono un giradischi, modello vintage, con tutte le cosine al posto giusto, braccetto, tappino per i 45 giri, suono penoso come ai tempi, naturalmente modernizzato con occulto lettore cd e mp3. Non ho potuto fare a meno di pensare a come è cominciata la mia passione per la musica. Un regalo, un mangiadischi Irradiette rosso, uguale a quello della foto. La terminologia mangiadischi era quanto mai appropriata, praticamente un aratro avrebbe fatto meno danni ai dischi. Infatti per l'intrinseca caratteristica di essere un apparecchio portatile, aveva un ingegnoso sistema di antishock. Quando infilavi il 45 giri nella fessura (cavolo me lo ricordo benissimo, mi pare di sentire ancora l'odore di plastica scaldata dal motorino), il braccetto calava come una mannaia su vinile e veniva tenuto in posizione da una molla potente, che premeva la puntina sul disco, evitando che perdesse il solco. Solco che diventava ben presto una trincea. Da lì l'immediata comparsa del classico fruscio di patatine fritte che accompagnava l'ascolto delle canzoni di una volta, e che, eliminato dalla perfezione dei nuovi supporti digitali, curiosamente molti DJ replicano in modo campionato per fare tendenza. E mi è tornato in mente anche la fiera battaglia con il meccanismo di stop che, passati tre minuti di musica, faceva scattare il braccetto interrompendo la canzone. Battaglia che vinsi un bel giorno, armato di cacciavite, avevo solo 10 anni ma già una bella ambizione di conquistare la tecnologia, aprendo l'ambaradan e ritarando la vite che regolava il funzionamento.
Mi si aprì un mondo di "finali di canzone" che non avevo mai ascoltato.
Fu il primo passo verso due passioni che ancora nutro oggi. La musica, in tutti i suoi aspetti, ed il "guardare dentro le cose" che ancora oggi è il mio sport preferito. Anche se alle cose ho preferito sostituire il cuore di chi ho avuto la fortuna di incontrare nel mio cammino.

Foto presa dal sito www.ca.astro.it

 

 


postato da: utopic alle ore 14:32 | link | commenti (10)
categorie: ricordi, vita, storie
mercoledì, 13 febbraio 2008

Stile

Si può essere dignitosi ancora quando quello che rimane di te è un mucchio di cenere chiuso in un'urna di colore scuro.
Si può essere coerenti con se stessi anche nella sobrietà di poche e commosse battute di ricordo dette dai proprio congiunti, nel funerale più sereno e più intimo che abbia mai potuto vedere. Già, perchè quello che ieri accompagnavo per l'ultima scena della sua incredibile commedia, è l'uomo più sorprendente che mi sia mai stata data possibilità di conoscere. Un uomo capace di dominare gli eventi come nessuno, preciso e puntuale come la sua natura di inglese gli imponeva, a tal punto di riuscire a spegnersi esattamente allo scoccare dei suoi non indifferenti novantacinque anni. Ma capace anche di farsi ricordare come un mito, oltre che per il suo stile, per le sue traversate dell'Atlantico in solitario su una barca a vela, per la sua capacità di stupire tutti facendo la corda con le sole mani a ottant'anni suonati, per la sua passione immensa per il mare e per la velocità. Aveva una macchina che ancora oggi curava con una dedizione assoluta. Poi si lanciava a fare un giro in autostrada per il solo gusto dell'andare. 
Si narra di un istruttore di guida che al rinnovo della patente, soltanto un anno fa, lo schernì quasi salendo sull'auto, ma sceso con i capelli dritti per i sorci verdi che gli aveva fatto vedere, gli chiese pubblicamente scusa. Un uomo capace di campare mangiando soltanto un alice e un pò di pane ogni giorno, e di stupirsi nei suoi discorsi con me per l'incedere tecnologico nella nautica che non riusciva più a seguire, affidando peraltro le sue fortune di viaggio all'antico sestante, nel quale riponeva la fiducia più cieca.
E quando penso al suo momento finale, nel quale rivelava sì la rabbia di dover morire, ma la più completa sazietà per tutto quello che aveva fatto, non dovendo lasciare alcun rimpianto, mi sorprendo a pensare quanto io possa dire la stessa cosa. C'è una scelta di vita che si fa, nell'essere coerenti e disciplinati, o creativi e magari arruffoni, giacchè la seconda cosa spesso frena di logica la prima.
E la serenità che c'era ieri, nel più bel cimitero antico che abbia mai visto, nella Roma storica, si trasmetteva a tutti, lasciando dentro un pensiero di quanto sia eccessivo il nostro modo di vivere, ma anche di morire, con la fretta, la sciatteria e la rabbia che non abbandona mai i nostri costumi, anche nel momento fatale.
Ora lo penso con simpatia, nella sua ultima dimora, circondato da vegetazione rigogliosa e da pochi compagni, nomi illustri, alcuni antichissimi, a cui puntualmente Google dà un volto, trattandosi appunto di artisti o scrittori, o poeti.

Chissà se lì, dove è ora, c'è il mare.
Lui non credeva ad una continuità dopo la morte, ma se c'è un oceano da navigare sicuramente sarà al timone da un bel pezzo.
E allora buon viaggio sir Edward, e che le stelle ti siano amiche, come sempre.

Foto ed elaborazione by Utopic 


postato da: utopic alle ore 14:07 | link | commenti (3)
categorie: riflessioni, vita, storie
giovedì, 07 febbraio 2008

Estremi

Hai presente il giorno e la notte? Così sono loro...

Giornata tipo del Def:

Lo sveglia il cellulare in vibrazione.
Una zanzara è meno fastidiosa, lui lo sente immediatamente, lo spegne con un destro, grugnisce, si rigira, grugnisce ancora. "Def è tardi", lo ammonisco sottovoce, per non svegliare il resto della tribù. E' allora che uno zombie si presenta al bagno, lavata del gatto, e quattro secondi dopo lo stesso metro e 85 di zombie si presenta in cucina, mentre la felpa con cappuccio nasconde il fatto che cammina ancora dormendo. Smette di grugnire solo per dire la parola che ripete più spesso.
Cibo.
Apre il frigorifero e saccheggia quello che trova.
Quattro altri nanosecondi dopo siamo in macchina, dotati di zaino, lettore mp3 e belle speranze,  mentre fuori appena albeggia.
Il tragitto alla stazione dei treni dura solo 5 minuti, ma sono 5 minuti di inferno puro, perchè per trovare la forza di scendere dalla macchina, nonostante si sia praticamente riaddormentato, ha pensato bene di sparare a 5000 decibel una quantità industriale di metallo puro dallo stereo, così da mantenere almeno il livello di attenzione sufficiente per trovare la maniglia dello sportello.
Scende, dopo la questua quotidiana per la ricreazione. Come saluto grugnisce di nuovo. Quando è allegro grugnisce anche due volte, uno spettacolo.
Credo che si svegli realmente intorno alla terza ora, a scuola.
Torna alle tre di pomeriggio.
Com'è andata, bene, risposta standard di quattro lettere, non una di più.
Mangia, ovvero spazzola come un Hoover tutto quello che trova, si infila in camera, studia e suona. Suona l'elettrica per 4 ore circa, studia l'elettronica per 4 secondi netti. Però va bene a scuola. Forse è iscritto al conservatorio e non lo so. Scende a valle per la cena, come i lupi, al grido consueto di "Cibo". Divora la cena, prende in giro q.b. la sorella, guarda un pò di tv, mtv, rocktv, simpson, griffin, south park, al massimo un film dell'orrore, riceve qualche telefonata dagli amici, si ritira di nuovo nella stanza, con un abbraccio cosi caloroso che puntualmente mi frattura due costole.
Due secondi dopo è in stand-by.

Giornata tipica di Yoshi:

La sua sveglia ha il Guglielmo Hotel come suoneria, (lo so che si scrive Guglielmo Tell, ma dato che a lei piacciono i Tokio Hotel, immagino che supporti tutta la catena di alberghi). Quando parte la sveglia, che sembrano le trombe del giudizio, qualcuno deve spegnerla al posto suo, perchè non la sente nemmeno se le appoggi il cellulare all'orecchio.
Dopo alcune reprimenda a colpi di ciabatta prende conoscenza, guarda l'orario e urla come un ossessa, è tardiiii!! In effetti mancano circa tre quarti d'ora ad uscire, ma ci sono tempi tecnici da rispettare.
-ricca colazione con latte caldo, biscotti, nutella, comodamente seduta e relative chiacchiere  con la madre (15 minuti)
-posizionamento e facce buffe davanti allo specchio (almeno 5 minuti)
-
strappo pelo superfluo bastardodadoveèuscito (6-7 minuti a seconda della gravità)
-foruncolo orribile sulla fronte ahhhh ieri non c'eraa!! (2 minuti di urla, 4 di spremuta)
-scelta di cosa mettersi (e sta solo andando a scuola) (5 minuti)
-abbinamento capi (10 minuti)
-fase di trucco (e sta sempre andando a scuola) (15 minuti)
-cento colpi di spazzola per domare la frangia ribelle (2 minuti, al ritmo di 50 colpi/minuto), in alternativa piastra a 900 gradi, per la serie lasciala accesa che mi ci scaldo il toast
-centounesimo colpo di spazzola sul cranio da parte della madre, che le serve il bagno (2 minuti di urla e di adesso esco!!)
-fuga veloce verso scuola, che è tardissimoooo!! (abbondante quarto d'ora di ritardo, per fortuna compensato dall'orologio, che è fisso 15 minuti avanti, conosco i miei polli)
Ritorna alle due. Mangia, studia con l'amica del cuore, e nonostante le senta ridere dall'inizio alla fine, va benissimo a scuola, come faccia non lo so.
Terminato, inizia la fase impegnata della sua giornata. Chat su msn con 14 amici/amiche in simultanea, in 14 konversazioni in cui nn si dikono nulla, e invece di scambiarsi animate emozioni, si scambiano emotikons animate. L'ultimo grido della serie fa "brava, brava, brava", secondo i parametri imposti dalle troniste di Zelig.
Chiusa la chat di necessità (uff.. c'è uno che me se accollaaa!!)  c'è la tv, con l'abstract del miglior palinsesto possibile. Dall'irrestibile "Amici del marito di Costanzo", alla chirurgia plastica del dott. 954552012 sul canale E! di Sky. Bè non ricordo bene il numero, forse lo confondo con quello della divisa da carcerato che gli darei volentieri. Lo fanno alle cinque, e lo ri-fanno (tutto è rifatto li) alle "tette" e mezza. Per finire poi con il Disney Channel di Reven, di Hanna Montana, come la carne in scatola, di Zac e Cody (ah, Donald Duck quanto mi manchi!!)
Dopo aver fatto finta di mangiare, visto che si nutre di colazioni, infine comincia l'atterraggio verso il letto.
Pigiamone, mollette ai capelli che si sciupa la frangia, apparecchio ai denti, melanzana sulla verruchina proprio sotto l'occhio, che guarda che funziona aho!!, buonanotte, però mi tieni compagnia un pò, uffa ho sete, non riesco a dormire.
E qui ritorna la bambina di un pò di tempo fa, che un pò mi manca. E così parte la coccola esagerata, fino a che non si lascia andare, e dorme, sognando uno dei 14 della chat. E' che ha messo anche la password ai sogni, che se no lo sa che entro e gli stampo un emoticons fra le sopracciglia, a "colui il quale" dei 14.

Li vedo crescere ogni giorno.
Li vedo sfuggire alla mia giurisdizione.
E in fondo penso che sono la cosa più bella che ho.


Foto by Utopic


postato da: utopic alle ore 15:44 | link | commenti (11)
categorie: comics, figli
venerdì, 01 febbraio 2008

palma all'alba

Cose

Già, perchè non ci si sente per un pò e sembra che tutto rimanga congelato all'ultimo post. Ma intanto tutto si muove, i giorni passano, i minuti scorrono, i secondi volano. E niente rimane al suo posto sebbene tutto sembri immobile, di quell'immobilità che puzza di deflagrazione detonante.
Ed intanto le cose di tutti i giorni vanno.
Si rompono occhiali, da vicino, da lontano, da sole, da compagnia, per l'ennesima volta, che l'ottico si è fatta casa con i miei soldi.
Si fanno sogni e nemmeno in quelli si riesce a stare serii, sognando Prodi che chiede a Mastella di essere Clemente prima del voto.
Si rimane "mutui" davanti all'estratto conto, e si lavano macchine un giorno si e uno no, che lavoro nel Bronx.
Si fanno foto agli altri e le uniche che si ricevono sono quelle dell'autovelox, che ho superato i 50, anche se di poco  e non è che si veda così tanto.

Si leggono libri e la poesia allora si sposa con l'immagine, riducendo le distanze.
Si ascoltano animi affamati d'amore e si perdono e ritrovano sperduti vagabondi della parola.
E se anche la musica non scavalca certi muri, la parola per fortuna ancora non la ferma nessuno.
Che certe cose non sono mai uguali a come te le immagini, ma anche meglio, a volte, per dire.
E tutto quello che faccio io sono soltanto cose.
Ma cose fatte con il cuore.
Che i brividi, quelli giusti, sono le cose prioritarie.
Come la posta.

Foto all'alba by Utopic


postato da: utopic alle ore 17:57 | link | commenti (5)
categorie: pensieri, amici, comics, cose, bloggers
giovedì, 24 gennaio 2008

drammaticamente

Security

Non so come ci sia finito.
Forse è un sogno, non me lo spiego altrimenti.
Fatto sta che sono qui, ai piedi di un palco cosi piccolo che non dovrebbero entrarci neanche i puffi.
Ma l'indicazioni erano giuste.
Mi sono appollaiato per terra, dietro a me si comincia a formare una folla abbastanza nutrita. Ed il bello è che non so nemmeno cosa ci stia facendo qui. Sicuramente per fare foto, non c'è altra spiegazione. Dunque l'importante è non muoversi. Ma qualcosa sta succedendo in un locale attiguo. Tutti sembrano guardare li, ed io solamente adesso mi rendo conto che il palco dove mi sono piazzato sembra essere davvero troppo piccolo per un evento importante, sarà un impressione, ma credo che il mio fiuto mi abbia ingannato. Decido di muovermi, varco la soglia del locale accanto e scopro con rabbia che il vero luogo dell'evento è li, un bel teatro con file e file di posti, la maggior parte occupati. Sorrido perchè ora so che questo non può essere che il solito sogno che faccio sempre, quello in cui devo vedere un concerto e mi ritrovo in ultima fila. Mi siedo, scornato. Sono lontanissimo e non farò nemmeno una foto, nonostante il tele. Che poi sapessi di che si tratta. Tengo in mano la Nikka e poggio lo zaino in terra. Rifletto. C'è poco da fare. E' davvero troppo lontano. E proprio mentre sto per decidere che la cosa mi ha stufato che mi sento spingere da dietro. Ecco ci mancava la security. Protesto che non ho nemmeno fatto uno scatto, ma l'uomo che mi ha afferrato sembra non sentire ragioni. E' uno grosso, alto, palestrato, sembra intenzionato male. Mi dice con accento romano "annamo de llà". Lo seguo. Varco diverse stanze, fino ad arrivare a dei camerini. Comincio a temere che la cosa si faccia seria. Quando davanti a me una scena mi blocca del tutto. Quel tizio vestito di bianco è la copia sputata di Freddie Mercury. Dunque realizzo che il concerto è di un gruppo cover dei Queen. Però, che somiglianza, dico fra me e me. L'uomo della sicurezza si volta e sorride. E con l'espressione sembra dirmi, che fai non scatti.
Posso?
Davvero?
Bè la copia masterizzata di Freddie non è uno scoop, ma se serve a placare gli animi del gorilla e seppure non capisco cosa freghi a lui di farmi fare la foto al clone, io scatto. Due, tre, rigorosamente senza flash. Poi mi volto. Un manifesto alla mia destra. E' la parola "Reunion" che mi colpisce. Come Reunion, ma di chi dei Queen? Ma se Freddie è... giusto. Tutto chiaro in attimo. Freddie non è. Non è morto. L'hanno nascosto. L'ho sempre pensato che nello spettacolo tutto è spettacolo. Ma se non è morto, cosa ha fatto tutto questo tempo? Malato! ecco, si, era malato. Si è dovuto riprendere, ora ha fatto quelle due tre plastiche di rito perchè è in forma perfetta ed ora, boom, successone per la reunion. Capisco solo ora di avere un vero scoop fra le mani. Ringrazio l'uomo, che sorride, come contento di avermi fatto vedere per primo quello che sta per succedere. Prima di andare gli chiedo di farmi una foto accanto al manifesto, servirà a dimostrare cosa ho visto. Lui armeggia un pò e poi scatta. Flash che mi acceca. Torno in teatro con ancora il lampo negli occhi. In tempo per vedere che un uomo è salito sul palco mentre tutto intorno si è fatto buio. Dice  a chiare lettere che sta per succedere qualcosa atteso da anni.  "Finalmente lui è qui..", aggiunge con un grido lo speaker. Mi vengono i brividi quando l'ovazione diventa urlo... Freddie, adesso entra Freddie, che spettacolo. Eccolo, vestito di bianco, giovane, scattante. Incredibile. Prende il microfono e quasi urla, voltandosi verso le quinte, mentre quasi tutti gli altri del gruppo hanno preso già posto. Eccolo, dice Freddie, eccolo qui, di nuovo con noi. Dalle quinte un vecchio quasi barcollante, ma con l'espressione felice avanza.
Briaaaan... Mayyyy!!
...urla Mercury.
Abbasso la Nikka che avevo puntato verso il palco, mentre tutti attorno urlano impazziti.
Calma.
Non capisco.
Che razza di reunion è questa.
Sono finito su scherzi a parte, di sicuro.

Improvvisa come un pugno allo stomaco parte uno dei loro pezzi più belli "Who wants to live forever" ed io non posso fare a meno di tacere. Altro che gruppo cover, sono loro decisamente. Come se fosse un concerto di molti anni fa, Mercury canta splendidamente, gli altri suonano con grinta e passione, il pubblico è in delirio.

Mi sono lasciato trasportare dalla musica, ho fatto solo qualche  foto. Ma ne è valsa la pena. Sono contento, anche se perplesso. Come è possibile questa roba? Ritorna l'idea che io stia sognando e che presto mi sveglierò. Ma tutto è così reale. Mi incammino verso l'uscita. L'uomo della security aspetta vicino alla porta come per controllare che il deflusso sia tranquillo. Accanto alla porta mi soffermo, lo saluto, lo ringrazio ancora, anche per la foto. Lui sorride complice, poi si gira per continuare a fare il suo lavoro. Solo allora mi viene in mente di vedere sul display della Nikka se la foto del manifesto sia venuta o meno bene.
Scorro le ultime, Mercury, Brian, ammazza quant'è invecchiato però...
Il sangue mi si gela nelle vene.
Chi è quello nella foto?
No, non sono io.
O meglio, mi somiglia, ma Dio che rughe, sembra più mio padre di me...
Dio che succede, ma dove sono... mi sveglierò prima o poi.
Sono perplesso...
L'aria è fredda all'uscita, tutti si incamminano lentamente in fila, e lentamente spariscono in una strana nebbia senza spessore, e senza fare alcun rumore.
Sul muro dell'edificio, campeggia un altro enorme manifesto. Reunion, a grandi lettere, i Queen, un evento atteso per anni, dice l'indicazione.
Il ritorno di Brian.
Ritorno, ma che ritorno, ritorno dove, cazzooo!!!
urlo dentro, cosi forte che mi sento esplodere, ma senza che mi esca una sola parola.

Accanto altri manifesti.

24 giovedi
Jimi, Janis and Jim

25 venerdi
Nick Drake

26 sabato
Bob Marley and the Wailers

Ma allora...

Poco più in là un anziano signore dall'aria smarrita si è appena accucciato con le spalle contro il muro, ha imbracciato una chitarra e messo al collo un supporto per un armonica. Lentamente le sue parole, lente e musicali stanno squarciando la nebbia. Riconosco quella canzone. Non ci posso credere.
Nananakinonivensdoooor, ma sii!!
Canticchio anch'io.
Mi avvicino.
A furia di bussare alla fine ti hanno aperto, gli dico.
Lui sorride, senza smettere di soffiare nell'armonica.
E forse mi ha risposto, ma la sua risposta sarà sicuramente caduta nel vento.

Che strano.
Ora non ho più paura.
E se visto che ci sono cercassi quel tale Ludvig? avrei giusto qualche domandina da fargli.

Tanto qui, il tempo non mi manca.

Racconto parzialmente ispirato da un sogno fatto ieri e dedicato alla memoria di Massimo barbaramente ucciso qualche giorno fa mentre svolgeva il suo lavoro di sicurezza in un locale nel litorale laziale.

Foto by Utopic


postato da: utopic alle ore 09:10 | link | commenti (3)
categorie: musica, racconto, dedica
lunedì, 21 gennaio 2008

Rimorchio Informatico

Sei tu la mia HomePage...
Quando ti video, io non connetto.
E quando mi connetto, purtroppo non ti video.
Ti ho cercato con tutti i motori di ricerca,
Altavispa, Libera, Yahooocomeseibbona, fan'google, non ti trovo...
Ed i miei occhi erano cristalli liquidi
quando quel giorno t'incontrai nel web,
finalmente,
e provai subito a linkarti,
e ti chiesi l'indirizzo e tu rispondesti con un URL..
E provasti a iconizzarmi
e poi subito a scaricarmi,
ma il download non ti riuscì...
Ecco perchè sono ancora qui,
bloggato dal suono del tuo nick!!
son qui che explorer il tuo template
e cerco di forzare la tua porta 8080,
mentre tu indifferente
alzi i tuoi firewalls
e me la sbatti sul mouse...

Eppure se mi lasciassi fare,
non sarei mai floppy con te
Andrei directory al mio scopo,
ti bootstrapperei le calze in rete per la foga
e senza essere Fastweb con te,
lo faremmo lentamente...
Enter... Esc... Enter... Esc...
Lenti... come un modem da 56, ma che dico, da 33Kb !!
E senza protezioni, nè anti-virus...
Sarebbe come fare l'amore con control, alt e canc
e non ti beccheresti nemmeno l'ADSL
giacchè non sono sieropositivo...
Già! si ero positivo, m'ero già
formattato gli attributi a basso livello...

Hackerabbia non poterti avere...

Però ricorda.. e mettilo bene nella RAM...
Io non perdo le speranze.
Mail dire mail...
Lo sai che se mi ci metto...
so essere un vero ... figlio di trojan!!!!

La foto "Ma come mi girano" è realizzata interamente da Utopic che non aveva niente di meglio da fare